UNARCHIVE LIVE

Tutti gli artisti protagonisti della nostra sezione dedicata alle Live Performance.

Scopri le opere a questo link


UNARCHIVE CINEMA

Ecco tutti i film delle sezioni Short e Long del Festival.

Tutti i film a questo link

 


FILM, MUSICA, LIVE PERFORMANCE. IL RIUSO CREATIVO DEL CINEMA

UnArchive - Found Footage Fest è l’edizione “numero zero” del festival promosso dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico dedicato al riuso creativo del cinema d’archivio.

Un evento di 6 giorni, dal 14 al 19 dicembre 2021, nell’accogliente spazio del Live Alcazar (Trastevere, Roma), volto a raccontare esperienze e percorsi artistici che riscoprono il footage cinematografico e offrono nuovi spunti di riflessione e consapevolezza a chi si interroga sul ruolo della memoria e degli archivi nella cultura contemporanea.
Non solo cortometraggi e lungometraggi a base d’archivio, ma anche live performance artistiche e audiovisive, nel segno della manipolazione e risignificazione dei materiali e dell’ibridazione dei linguaggi del cinema, della musica, del teatro.
Il programma prevede tre slot di programmazione giornalieri: UnArchive Short, Unrchive Long, UnArchive Live costellati da incontri con gli autori e presentazioni.

UnArchive Found Footage Fest è un’iniziativa prodotta dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, nell’ambito del progetto l’Aperossa, con il contributo del Ministero Italiano della Cultura (MIC) e con il sostegno di Euroma2 Cultural Experience.

info: +39 06 57305447
eventi@aamod.it
www.aamod.it

 

 


LE OPERE REALIZZATE

Scopriamo i lavori realizzati dai nostri artisti residenti!

Tutti i film sono prodotti da AAMOD nell'ambito della residenza “Unarchive. Suoni e visioni” con il sostegno del Mibact e di Siae, nell'ambito del programma “Per chi crea”


BATTLEFIELD

di Silvia Biagioni e Andrea Laudante
video - Silvia Biagioni
suono - Andrea Laudante

Intimo, estraneo, virginale, oggetto, etereo, frammentato, altro: il corpo femminile è il campo di battaglia di una generazione
di donne che, tra gli anni ’60 e ’70, ne rivendica la riappropriazione. Battlefield è un tributo alla seconda, storica, ondata
femminista. Attraverso frammenti di realtà ricostruisce un momento cruciale della storia. Il suono dà voce alle
immagini dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, per esplorare i diversi immaginari femminili al
centro di questa lotte.
Il montaggio e la musica si fondono per condurre lo spettatore in un luogo evocativo che ha a che fare con la memoria ma
anche con il presente. In tal senso, Battlefield e’ un viaggio nello spazio sonoro, visivo ed emotivo.
Il trattamento delle immagini è minimale, rigoroso, lo sguardo si muove tra esterno e interno; il discorso musicale, incentrato
sulla concezione meccanica ed elettronica del suono strumentale e sul riutilizzo dell audio d’archivio, guida la narrazione
attraverso molteplici paesaggi interiori, in una riappropriazione personale e soggettiva dell’archivio storico.

 

 

IO HO FISSATO IL FUOCO PER SEMPRE

di Salvatore Insana e Silvia Cignoli

concept - editing Salvatore Insana

musica - Silvia Cignoli

mastering - Andrea Tremolada

Il film è un'indagine sull'atto di guardare e di essere guardati, una storia dello sguardo (non) archiviato.
Un'ipnosi collettiva, un nemico invisibile, subliminale, un'energia impalpabile sul punto di esplodere. Lo sguardo del soggetto filmato, quello della macchina da presa e quello dello spettatore innescano un'ossessione partecipata, fatta di occhi in azione. Occhi che fissano, il vuoto o il prossimo. Incroci. Incontri mancati. Repentine accensioni. Tra paura e desiderio. La minaccia è fuori campo? Se c'è una soggettiva, è quella di chi? Modi di vedere. Di accorgersi di essere visti. C'è qualcuno, fuori campo, che agisce come dispositivo sotterraneo, meccanismo non rivelato all'occhio dello spettatore. Qualcuno minaccia o intacca la quiete della nostra visione e staccare lo sguardo troppo presto, si sa, potrebbe risultare fatale. Il respiro interno delle immagini è mosso da pensieri veloci, primitivi, passaggi di stato sulla soglia dell'automatismo di natura più onirica. Lo sguardo dei soggetti/oggetti fatti riaffiorare dall'archivio si trasforma in “errori sonori di segnale”, “pensieri-suoni” che assumono una loro matericità, sostanza ben tangibile eppure sempre sfuggente, diventando da effimeri presagi a realtà concrete con cui relazionarsi. L’occhio della macchina da presa, associato al suono, si fa interprete di realtà astratte o immaginate, diventando di volta in volta da presenza misteriosa, ospite inatteso, intruso ben accolto, ingombrante e quanto mai reale e concreto elemento di sfida e di lotta, enigmatico, sospeso, interdetto, concentrato. La messa a fuoco dello sguardo, come quella della macchina da presa, è esercizio sul confine della meditazione. Pratica meditativa del concentrare lo sguardo su un oggetto, connessione sguardo-mente attuato con precisione e ostinazione. Pratica antropologica dell'indagare l'evoluzione e la continua dialettica del rapporto tra “verità” della presenza e predisposizione ad una messa in scena di sé stessi. Quelli che guardano l'obiettivo vedono già il futuro? Immortalano lo sguardo. Osservano scorrere la vita (o la morte) nei propri occhi? Quelli che guardano in camera cercano un posto libero nelle stanze e nell'anima di chi li osserva e cattura filmandoli?
Cosa succede nel momento di fissare la camera? Si può dilatare questo momento, moltiplicarlo, esportarlo, espropriarlo alla biomeccanica “naturale” e farne altro attraverso il montaggio audiovisivo?

 

DAL GIORNO FINCHE' SERA

di Alessandro Gattuso e Luca Maria Baldini

Disegno del suono e musica originale   Luca Maria Baldini

Canzone originale   Before the moon   courtesy of Blooms recordings

Voce narrante   Paolo Cresta

Color correction Mauro Vicentini

Una voce ci conduce nella nebulosa dei ricordi di un uomo. Le immagini d’archivio si mescolano cercando di dar forma al passato. Momenti d’infanzia, dell’età adulta e il ricordo dell’amore per un altro uomo emergono come archeologia di una memoria scomposta e frammentata. Un’elegia personale e collettiva allo stesso tempo, in cui amarezze e gioie si compenetrano evocando un vissuto.

 

 

 


L'ultima settimana con i residenti

Dal 29 febbraio al 6 marzo si è svolta la seconda intensa e produttiva settimana della Residenza artistica Suoni e Visioni.

Le artiste e gli artisti sono tornati in Archivio con tenacia e grande entusiasmo,  in giorni delicati in cui da nord a sud si cominciava ad avere la vaga percezione di ciò che avremmo vissuto in seguito.  Gli incontri e il lavoro si sono svolti serenamente e nel rispetto di tutte le regole di sicurezza e distanziamento insieme ai nostri tutor  Francesca Fini Filippo Økapi Paolini .

Lunedì 2 marzo, la residenza ha ospitato l'ultima masterclass in programma: Davide Manuli ha parlato di "Regia cinematografica e sperimentazione musicale".

 

Mercoledì 4 marzo Luca Ricciardi e Giacomo Ravesi hanno tenuto una masterclass dedicata alla progettazione e hanno incontrato gli artisti per un momento di verifica sui progetti in corso.

 

 

 

La giornata si è conclusa con la proiezione del film Normal di Adele Tulli, presso il MAXXI all'interno di Extra Doc Festival.

Il 6 marzo si è conclusa la residenza. Un'esperienza che ha sicuramente arricchito l'Archivio e dato nuove visioni e nuovi spunti al nostro progetto Unarchive. Gli artisti hanno continuato a lavorare a distanza e stanno concludendo in questi giorni le loro opere.

Quello che ci aspetta è la prospettiva di presentarle in una iniziativa pubblica che, allo stato attuale, ci è impossibile mettere in calendario ma per la quale stiamo immaginando soluzioni alternative.

Siamo molto soddisfatti dei risultati e di ciò che è nato, una piccola comunità artistica che siamo felici abbia "soggiornato" in casa nostra.

 

  • Luca Maria Baldini, Silvia Biagioni, Salvatore Insana, Andrea Laudante, Silvia Cignoli, Alessandro Gattuso si raccontano per Suoni e Visioni durante il lockdown

La residenza “Unarchive, suoni e visioni” per me è stata un’esperienza stimolante sia dal punto di vista artistico che sociale e umano. 

Innanzitutto ho conosciuto persone ed artisti molto validi con i quali c’è stato un continuo scambio di esperienze e di visioni che credo abbiamo arricchito tutti. Le masterclass mi hanno dato molti input e mi hanno fatto conoscere diversi autori che sicuramente mi ispireranno anche per lavori futuri. Ho apprezzato molto l’apertura della fondazione AAMOD che ci ha lasciato libertà totale nell’utilizzare i loro materiali al fine di re interpretarli con gli occhi e la visione dei giorni d’oggi. Un’apertura che non avevo mai riscontrato prima (in altre situazioni dove ci si occupa di archivio e restauro), ma che credo necessaria oggi in un Italia che cerca ancora una conciliazione fra passato e presente. Una conciliazione alla quale i suoni e le visioni degli artisti posso e devono contribuire. 

Lavorare a distanza (e in quarantena) ovviamente non è uguale ad essere li di persona, ad entrare tutti i giorni in archivio, a vedere e confrontarsi con i custodi di queste pellicole preziose. Fortunatamente ho il mio studio in casa, quindi durante questa periodo sono riuscito a lavorare ai miei progetti seppur con il timore e la consapevolezza di non sapere cosa accadrà dopo al mondo e quindi anche alla nostra arte. 

(Luca Maria Baldini)

 

La residenza artistica all’archivio AAMOD è stata un’esperienza bellissima per una *archive nerd* come me, non solo per la qualità dei materiali e la loro rilevanza per l’oggi, ma anche per l’approccio aperto e coraggioso del progetto. Non sono molti gli archivi che incoraggiano un ri-uso creativo, sovversivo del materiale in progetti audiovisivi di natura piu’ sperimentale.

Ma e’ stato molto bello anche vivere il lato più umano e quotidiano dell’archivio, conoscere le persone che ci lavorano da tempo, che contribuiscono a farlo crescere e conoscere, a renderlo presente; e ovviamente lavorare e vivere con altri giovani artisti, scambiare idee ed esperienze. E’ proprio questo lato umano e personale che e’ mancato di piu’ in questo periodo di “chiusura”, nonostante la vicinanza tecnologica, e che non vedo l’ora di recuperare il prima possibile.

(Silvia Biagioni)

 

6 marzo. Ultimo giorno di residenza romana ad AAMOD. 

Al Biondo Tevere si scherzava ancora una volta sull’inquietudine che a tratti vivevamo, a tratti percepivamo appena. 

Il mio treno per Milano alla sera è vuoto. Alla stazione di Rogoredo prendo la macchina, vado a casa. Da quel momento ogni giorno è un assestamento per ciò che si ridimensiona. 

Cerco equilibrio da questo stato. 

Mi rimetto al lavoro sulla sonorizzazione, mi dò delle scadenze precise, il ritmo è sostenuto. 

Intensa è stata anche la residenza. Intenso il captare, il tradurre in suono, l’osservare e il percepire gli intenti di un video in divenire, di un progetto che ha una doppia vita, quella che è depositata nell’archivio e quella che viene re-immaginata dagli artisti in residenza. Una sorta di reincarnazione del materiale audiovisivo.  Il grosso del lavoro è avvenuto durante i giorni romani, con il fondamentale confronto con i tutor e le masterclass. Mentre, al rientro, il lavoro è continuato in remoto. 

Impagabile fu il confronto coi compagni di viaggio.  “Alienante” era una parola ricorrente fra noi residenti. Descriveva ironicamente il nostro stato immerso e concentrato sui progetti, all’interno del romano Archivio AAMOD. Certamente nei posteriori giorni di vera reclusione questa parola ha assunto colori di volta in volta ben diversi, tradurli tutti mi pare ora ancora impossibile, ma dei primi giorni di lock down ne ricordo alcuni, molto caldi, in cui nel mio studio terminavo la sonorizzazione del progetto Suoni e visioni.

(Silvia Cignoli)

 

L’esperienza della residenza suoni e visioni – unarchive è stata per me e per il mio percorso formativo molto importante, sia dal punto di vista umano che creativo. Lavorare con materiali d’archivio mi ha permesso di mettere in pratica le teorie sul montaggio studiate e di fare una riflessione sulle infinite possibilità di riutilizzo del mezzo cinematografico e sulla percezione e trasmissione degli eventi storici e non del secolo scorso.  Collaborare con un musicista che non conoscevo, è stata una sfida interessante e non sempre facile ed ho imparato molto sul metodo di lavoro e sul processo creativo. L’organizzazione della residenza è stata quasi impeccabile, forse nella prima settimana ci sono state troppe masterclass che hanno aggiunto intensità ai giorni già molto intensi che vivevamo. All’Aamod si respira un ambiente piacevole e amichevole, tutti i lavoratori dell’archivio sono stati aperti e disponibili alle richieste e il confronto diretto con i tutor e con gli esperti inviati è stato prezioso per la crescita e il miglioramento del progetto della residenza.  Ringrazio tutti per la bella esperienza che ho vissuto e spero in futuro di rincontrarvi ancora!

(Alessandro Gattuso)

 

Paradossalmente, al di là dell’ovvia condizione di emergenza, eccoci in quel limbo che desideravamo, quell’intervallo in cui abbiamo quasi tutto il tempo che ci serve per leggere, studiare. Vedere, rivedere, pensare e ripensarci, e smetterla, almeno per un po’, con la rincorsa verso i bandi, le open call, i progetti, le scadenze. Con il passare dei giorni emergono pensieri e visioni imprevisti. Distratti, ogni tanto, preoccupati, più per via mediatica o per megafono in divisa, dal nemico invisibile che forse si muove alle nostre spalle. Da non impiegato e senza aver quasi mai avuto l’obbligo di rispettare orari stringenti, la gestione della porzione di giornata dedicata al lavoro non è cambiata moltissimo. È cambiato il tempo dedicato alla vita. Nella totale precarietà dell’avvenire e parziale risicatezza di risorse a cui sono da anni abituato, il trauma della sospensione totale non ha peggiorato molto le cose. Manca, ovviamente, la libertà di movimento, la possibilità di spostarsi senza valido motivo, manca il diritto alla flanerie, quell’intervallo di durata imprecisata che per me è sempre stato il momento più fertile e prezioso per raccogliere immagini, vedute, visioni, non predeterminate e senza obbligo di autogiustificazione. Nella piazza che attraverso nella mia ora d’aria, ieri è apparsa una nuova scritta: “obbedire nuoce gravemente alla salute”. Non tutto è perduto allora. Forse.

(Salvatore Insana)

 

Pensando ai giorni della residenza – giorni in cui la reclusione era ancora una faccenda volontaria – si risvegliano in me sensazioni di nostalgia per i momenti vissuti, di straniamento per il ricordo di una vita che sembra appartenere ad un mondo ormai lontano.

Al di là dell’intenso lavoro, delle lezioni, dello scambio artistico, ciò che porterò per sempre nel mio cuore sono tutti i momenti in cui si è vissuto come in una grande famiglia; in questa esperienza si è realizzato tutto ciò che immaginavo di vivere, tutto ciò che mi ha spinto a partecipare. Credo sempre di più che tutto quello che ci resta e in cui bisogna investire sempre è la relazione con l’altro e in questa residenza ne ho avuto la conferma.

(Andrea Laudante)

 

 

 

 

 

 

 

 


Una settimana UnArchive

Si è conclusa venerdì 31 gennaio l' intensa e stimolante prima settimana della Residenza artistica Suoni e Visioni.   Le artiste e gli artisti hanno frequentato le masterclass di Francesca Fini, Filippo Økapi Paolini e Simone Memè, Ginevra Nervi, Giorgio Giampà, Danilo Torre.

Salvatore Insana e Silvia Cignoli, Silvia Biagioni e Andrea Laudante, Alessandro Gattuso e Luca Maria Baldini, queste le "coppie" di artiste e artisti nate nella residenza. Un lavoro che è entrato subito nel vivo a partire da sabato 25 gennaio con la presentazione ufficiale da parte del presidente dell'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Vincenzo Vita, insieme a Luca Ricciardi e Giacomo Ravesi che hanno introdotto il programma e presentato i tutor artistici Francesca Fini e Filippo Økapi Paolini.

La prima settimana ha preso il via con Giacomo Ravesi e con una panoramica sulle esperienze di found footage e sperimentazione musicale.

Dopo aver appreso come esplorare l'archivio dell'AAMOD grazie ad un incontro con Claudio Olivieri su funzionamento e metodologie di ricerca, il percorso è proseguito con Francesca Fini. La sua masterclass è stata un coinvolgente momento con i film sperimentali che l'artista ha realizzato negli ultimi anni.

 

Emozionante la masterclass Filippo Økapi Paolini e Simone Memè e dal titolo "Sonorizzare il movimento filmico. Campionature, sound-collage, plunderfonia".

Ancora, l'incontro con Giorgio Giampà e Ginevra Nervi per la composizione musicale e le colonne sonore sui temi della funzione drammaturgica e della ricerca timbrica.

E per finire, la masterclass di Danilo Torre dedicata al remix, mash-up e cut-up.

Le nostre artiste e i nostri artisti, in questa prima fase, hanno ricercato e visto ore ed ore di materiale, hanno suonato ed ascoltato e definito le linee del progetto di lavoro.

Adesso sarà per loro il momento di elaborare e approfondire in attesa del prossimo appuntamento di fine febbraio.

 

 

 

 

 


Una giornata UnArchive

Sabato 25 gennaio l’AAMOD dedica un giornata al tema del riuso creativo del materiale d’Archivio.

Alle ore 11, presso la Sala Zavattini della Fondazione AAMOD è prevista l'in iziativa pubblica di presentazione dei vincitori, del Premio Zavattini 2019/20 durante la quale saranno proiettati anche i teaser dei progetti, alla presenza del Presidente della Fondazione Aamod, Vincenzo Vita, del direttore del Premio Zavattini, Antonio Medici, dei rappresentanti degli enti sostenitori e partner, della Giuria, dei tutor e dei finalisti.

Nel pomeriggio a partire dalle 15:00 prende il via la residenza artistica Suoni e visioni. La Residenza offre ai sei artisti selezionati un percorso formativo-produttivo dedicato al cinema d’archivio e alla sperimentazione musicale. I giovani musicisti e filmaker saranno seguiti da tutor artistici e tecnici e potranno avere accesso al patrimonio audiovisivo dell’AAMOD per realizzare i propri progetti. Una serie di masterclass aperte al pubblico accompagnerà il percorso della residenza, realizzata grazie al sostegno del Mibac e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

Vi aspettiamo!

 


I SELEZIONATI

50 domande di aspiranti residenti, una giuria attentissima formata dai nostri tutor e da tutto lo staff organizzativo e artistico della Residenza ed ecco finalmente i nomi dei 6 artisti selezionati.

  • Luca Maria Baldini (compositore)
  • Silvia Biagioni (filmmaker)
  • Silvia Cignoli (compositrice)
  • Alessandro Gattuso (filmmaker)
  • Salvatore Insana (filmmaker)
  • Andrea Laudante (compositore)

I nostri più cari auguri alle artiste e agli artisti selezionati e un grazie a tutte e tutti per la partecipazione.

Tutte le masterclass saranno aperte al pubblico, a breve il calendario e il programma completo.

Si parte il 25 gennaio 2020!

 

 


SCOPRIAMO LE NOSTRE MASTERCLASS #5 GIORGIO GIAMPA'

Giorgio Giampà è un compositore di colonne sonore recentemente nominato agli Oscar Latino Americani per la musica originale composta per il film messicano Netflix Original “Tiempo Compartido”, già vincitore del Premio per la Miglior Sceneggiatura al Sundance Film Festival (2018).

In Italia, nel 2017 e nel 2019  è stato nominato ai Ciak d’Oro (Fraulein, Il Padre d’Italia, La Profezia dell’Armadillo) e nel 2014 ai Globi d’Oro (Il Sud è Niente) mentre in Russia ha vinto il premio per la Miglior Colonna Sonora al prestigioso Kinotavr Open Russia Film Festival per le musiche originali del film russo “Wake Me Up”.

Ha lavorato, fino ad ora, a film, serie TV, documentari e cortometraggi Italiani, Messicani, Svedesi, Russi, Canadesi, Francesi, Tedeschi, Britannici e degli Emirati Arabi ed il suo lavoro lo ha portato a scrivere musica con Nic Cester (Jet), Gyda Valtysdottir (Mùm) e a registrare con l’Iskra String Quartet (The XX, Radiohead, Olafur Arnalds).

Le sue colonne sonore sono state pubblicate dalla gloriosa etichetta hollywoodiana Varèse Sarabande e, in Italia, da Cinevox, Sugar e Carosello.

I film a cui ha lavorato sono stati presentati, tra gli altri, ai Festival: Sundance (2018), Toronto (2013, 2015), Berlino (2014), Venezia (2009, 2015, 2017, 2018), Locarno (2011, 2016), Busan (2016), San Sebastian (2015), Rotterdam (2018).

E’ attualmente rappresentato dall’Agenzia First Artists Management di Los Angeles (Carter Burwell, Vangelis, Craig Armstrong, John Ottman) e sponsorizzato da Studiologic, Focal e Eko Guitars.


SCOPRIAMO LE NOSTRE MASTERCLASS #4 GINEVRA NERVI

Ginevra è una cantautrice e compositrice di musica elettronica nata a Genova. Le sue radici musicali affondano nella New Wave e nel Synth Pop, con profonde influenze dall’elettronica nord europea. Nel 2014 la prima collaborazione nel mondo delle serie tv, con la sigla della serie Il Commissario Rex diretta dai Manetti Bros. Negli anni seguenti alcuni dei suoi brani compaiono su altre serie tv come L’ispettore Coliadro (2016) e nel film The Start Up di Alessandro D’Alatri (2017).

Oggi le sue collaborazioni come autrice di brani originali compaiono sulla serie Il Processo di Stefano Lodovichi (2019) e la seconda stagione de Il Cacciatore di Davide Marengo. Ginevra ha firmato la colonna sonora del documentario La Memoria del Condor di Emanuela Tommassetti e del film L’ultimo Piano prodotto dalla scuola di cinema Gian Maria Volontè e presentato all’ultima edizione del Torino Film Festival. Ha iniziato una prima collaborazione sul fronte internazionale firmando la colonna sonora del cortometraggio messicano Lactea di Lea Soler (2019).

Attualmente Ginevra sta lavorando al disco del suo progetto elettronico solista. Il singolo intitolato P!2, di prossima uscita, vede due collaborazioni importanti con Maurizio Borgna (mix engineer recentemente nominato ai Grammy per il disco di Sebastian Plano e che vanta collaborazioni tra cui Hildur Guðnadóttir, Nicolas Jaar, Dustin O'Halloran, Jóhann Jóhannsson) e Heba Kadry (mastering engineer di base a Los Angeles, la quale si è occupata del mastering di artisti quali Ryuichi Sakamoto per la colonna sonora del film Proxima, Bjork per il disco Utopia, Mica Levi per la colonna sonora del film Jackie)